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    Smonta il bullismo: istruzioni per l’uso

    5 anni ago · · 1 comment

    Smonta il bullismo: istruzioni per l’uso

    Bullismo, che fare?

    Il bullismo rappresenta uno degli aspetti del disagio adolescenziale maggiormente sentiti a livello sociale; nel mio lavoro come psicologa scolastica, mi vengono spesso richiesto di approfondire la tematica con incontri pubblici insieme ai genitori e agli insegnanti.

    Questo articolo rappresenta una breve – e mi auguro completa – sintesi delle mie presentazioni nelle quali cerco di addentrarmi maggiormente nel funzionamento delle dinamiche sottostanti il bullismo per comprenderle meglio e dare alle famiglia alcuni utili “strumenti per l’uso”.

    CHE COS’È IL BULLISMO

    Il bullismo è una relazione caratterizzata da abuso di potere e prevaricazione. Non bisogna però confondere ogni screzio o conflitto tra coetanei con bullismo.

    Perché una relazione possa configurarsi come bullismo devono essere presenti tre condizioni:

      • Asimmetria della relazionecioè uno squilibrio di potere tra chi compie l’azione e chi la subisce, ad esempio per ragioni di età, di forza, di genere e per la popolarità che il bullo ha nel gruppo di suoi coetanei;
      • Reiterazione e persistenza nel tempo: non si fa quindi riferimento ad un singolo atto, ma a una serie di comportamenti portati avanti ripetutamente, per settimane mesi o anni, all’interno di un gruppo;
    • Intenzionalità: si cerca intenzionalmente la sofferenza della vittima anche se non è sempre così chiara la comprensione del danno causato;

    I protagonisti sono sempre bambini o adolescenti, in genere in età scolare. Sono coinvolti sempre gli stessi soggetti, di cui uno/due in posizione dominante (bulli) ed uno/alcuni più deboli e incapaci di difendersi (vittime).

    •E’ possibile distinguere tra bullismo diretto e indiretto.

    Il bullismo diretto comprende attacchi espliciti nei confronti della vittima mentre il bullismo indiretto si evidenzia in modo più subdolo con forme di isolamento sociale che danneggiano la vittima nelle sue relazioni con le altre persone, attraverso atti come l’intenzionale esclusione dal gruppo dei pari, la diffusione di pettegolezzi e calunnie sul suo conto.

    I PROTAGONISTI DEL BULLISMO

    Tra gli attori di prepotenze si distingue:

    • il bullo leader, ideatore delle prepotenze (non sempre perpetratore);
    • i gregari, che partecipano alle prepotenze sotto la sua guida;
    • i sostenitori, coloro che assistono senza prendere parte all’azione ma sostenendola attivamente con incitamenti

    Tra le vittime si parla di:

    • vittima passiva, che subisce le prepotenze senza riuscire a reagire;
    • vittima provocatrice, che ingaggia duelli serrati con il bullo, stuzzicandolo, fino a che questo non risponde con un’azione di prepotenza.

    Infine i testimoni:

    • spettatori neutrali, che non prendono una posizione di fronte alle prepotenze o che non sono mai presenti agli episodi;
    • i difensori della vittima, gli unici ad assumersi il rischio di andare contro corrente di fronte all’autorità del più forte e a vivere la scuola in modo non schizofrenico, con una coerenza di fondo tra ciò che si mostra nel rapporto con gli adulti e ciò che si incarna nella relazione con i compagni.

    A livello di personalità, il bullo è un essere umano fragile, che usa condotte di prevaricazione per nascondere la sua fragilità, vuoto di desiderio, energie vitali, vuoto di empatia, vuoto di affetti intermedi, una marionetta vuota. Mette in moto una rivalsa difensiva, nella quale tramite l’esercizio di potere sugli altri, trae un nutrimento al senso di sé ferito. È sleale verso sé stesso e verso la società, non sa giocare, non ha imparato a partecipare realmente al gioco, a scegliersi e farsi scegliere, ad andare verso un obiettivo desiderato, tollerare le sconfitte.

    Anche la vittima è solitamente una personalità ai margini della società, usa come condotta prevalente la compiacenza, è talmente compiacente che rinuncia a se stesso. Esiste nella misura in cui, è come l’altro vuole che sia, esiste diventando ciò che l’altro vuole che lui sia. Spesso può influenzare l’aggressore con il suo comportamento (troppo acquiescente, passivo, impaurito, irritante), o con le sue caratteristiche fisiche o psicologiche.

    IL RUOLO DELLA FAMIGLIA

    La qualità della relazione genitori figli è un buon indicatore della capacità di adattamento del figlio nel contesto sociale e della possibile tendenza ad originare episodi di bullismo.

    Per quanto riguarda la famiglia del BULLO si possono riscontrare le seguenti caratteristiche

    • comportamenti polarizzati su eccessi di autoritarismo o permissivismo che non pone limiti al comportamento aggressivo del bambino verso coetanei, fratelli, adulti;
    • atteggiamenti violenti di uno o entrambi i genitori nelle relazioni familiari, che lasciano il bambino in balia dell’ansia che si associa all’aggressività e producono in lui una spinta ad un uso sempre più perverso dell’aggressività;
    • genitori spesso poco presenti o incapaci di autorevolezza, inefficaci nel limitare il comportamento del figlio;
    • genitori con problemi personali: situazioni di dipendenza, episodi di criminalità o scarso rispetto della legge,
    • mancanza di empatia verso il figlio, freddezza, indifferenza.
    • un solo genitore presente in modo stabile nel nucleo famigliare.

    Per quanto riguarda la famiglia della VITTIMA si possono riscontrare le seguenti caratteristiche

    • comportamenti iperprotettivi con i genitori che spesso si sostituiscono al ragazzo di fronte alle difficoltà tanto da non lasciare spazio ad una crescita autonoma nella gestione dei conflitti tra pari;
    • bambini che sviluppano un legame affettivo con i genitori talmente forte da dipendere totalmente da loro, in  con la madre che oltre a colmare il figlio di attenzioni è spesso in apprensione per lui.
    • genitori eccessivamente gratificanti
    • all’opposto, uno stile genitoriale tendente all’indifferenza, al basso coinvolgimento, alla mancanza di vicinanza affettiva.

    Le vittime mostrano poca sicurezza in se stessi, basso livello di autostima, al punto da sentirsi addirittura in colpa anche per i soprusi che subiscono da parte dei compagni. Nel nucleo della vittima, anche se sbilanciato su un polo protettivo una relazione d’amore con la figura di attaccamento c’è, e ciò può permettere di elaborare il senso di impotenza e rende possibile il recupero di una adeguata autostima.

    CAMPANELLI D’ALLARME PER I GENITORI

    Alcuni chiari segnali possono aiutare i genitori a comprendere le difficoltà di un figlio e la possibilità che sia attore di episodi di bullismo.

    VITTIMA

    • presenza di lividi, ferite, graffi o tagli;
    • vestiti sgualciti o strappati;
    • tendenza ad isolarsi, scarse relazioni con i compagni di classe e i coetanei;
    • cambiamento di umore poco prima di uscire
    • evita l’utilizzo di Internet o lo controlla ossessivamente;
    • calo di rendimento scolastico;
    • richieste ingiustificate di denaro;

    BULLO

    • aggressività verso i compagni e gli adulti;
    • difficoltà relazionali;
    • scarso rendimento scolastico;
    • deficit d’attenzione e iperattività;
    • possesso di oggetti;

    SUGGERIMENTI PER LE FAMIGLIE

    Come anticipato all’inizio dell’articolo, di seguito alcune importanti istruzioni per i genitori per interpretare al meglio i campanelli d’allarme e intervenire in modo efficace.

    • fin dalla prima immissione nella scuola primaria, insegnare al bimbo l’importanza della tutela di un suo “spazio vitale”;
    • promuovere comportamenti relazionali “positivi”;
    • comportamenti educativi basati su ascolto ed empatia, valorizzazione e rispetto di sé e dell’altro;
    • stimolare i ragazzi a trovare attività nuove e gratificanti che possano aumentare la loro autostima
    • creare spazio per un dialogo aperto e continuo in cui i figli possano sentirsi liberi di parlare di ogni argomento, compresi i rapporti con i compagni di scuola;
    • definire regole per la navigazione online;
    • parlare con gli insegnanti;

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    Valentina Calanca

    Valentina Calanca

    Psicologa Psicoterapeuta Valentina Calanca, opera a Carpi ( MO )

    1Commento

    • Mara ha detto:

      buonasera Dr.ssa, ho letto con attenzione questo post che è molto utile per noi genitori.
      Volevo chiederle il suggerimento di qualche testo per approfondire meglio la tematica soprattutto per i bambini in età infantile che iniziano l’asilo.
      Grazie,
      Mara

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