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    Respirare ai tempi del Covid-19

    1 anno ago · · 3 comments

    Respirare ai tempi del Covid-19

    Respirare: la cosa più normale che oggi ci appare più straordinaria. 

    Mentre tutti noi italiani aspettiamo con il fiato sospeso, la Conferenza Stampa di Conte che ci dica in diretta quale destino si profilerà nel nostro futuro prossimo, come se avere una data banalmente potesse riportarci alle nostre rassicuranti routine, le nostre menti lavorano ininterrottamente giorno e notte per capire cosa ci sta accadendo, travolte dalla perdita di controllo.

    Siamo un po’ come i bambini che lanciano lo sguardo in alto al genitore in attesa di risposte sincere, anche dure e realistiche, ma rassicuranti.

    Questa ricerca di sicurezza oggi viene spostata sulla politica, si guarda in alto per capire se possiamo fidarci che le cose ripartiranno.

    Molti manipolano con fantasia la data del 13 Aprile 2020 per capire quale destino subentrerà a questo stato di indefinizione e di perdita di certezze. 

    Non ci sono più ritmi, tempi, orari, libertà e spostamenti garantiti, ma più di tutto ogni giorno sappiamo che alle nostre spalle si muove un’onda di morte e malattia con la quale la vita ci ha costretti a fare i conti.

    Un microscopico Virus invisibile all’uomo, ha tolto a milioni di persone la capacità di respirare, con il potere di allargarsi a macchia d’olio senza confini fino a paralizzare l’intera Terra. 

    Respirare o soffocare 

    I medici intervistati confermano che il picco di accessi al Ps per Covid-19 sta diminuendo ma si trovano ora a confrontarsi con i danni che i pazienti sottoposti alla terapia intensiva e al coma farmacologico riportano. Parte anche per loro una seconda fase, altrettanto critica, che li conduce a risvegliare i pazienti sedati, trovandosi al loro fianco a combattere nuovamente i danni secondari: le complicanze infettive, le sovra-infezioni batteriche e il percorso riabilitativo del lungo allettamento. L’imprevedibilità di questo Virus spesso poi li depista nelle sue recidive impreviste e letali.

    Tutto questo senza entrare nei meriti delle attività, delle aziende, degli ingenti danni economici che per molti spaventano più che la malattia, e dopo una prima fase di shock, paragonabile alla paralisi, stanno nascendo in tempi diversi e in modalità differenti riflessioni personali ed esistenziali.

    Respirare per accettare 

    In pochi nel 2020 si sarebbero aspettati una Pandemia, ci direbbe Elisabeth Kubler-Ross, autrice del libro “La morte e il morire”, spiegandoci che :

    “La morte non è mai possibile per noi stessi: per il nostro inconscio è inconcepibile immaginare una fine reale della nostra vita qui sulla terra.”

    La negazione iniziale davanti ad un evento nefasto o incontrollato, inevitabilmente lascia poi spazio a un’elaborazione.

    Spesso subentra la rabbia, e credo che sia passato a tutti per la testa un pensiero di libertà: “C’è il sole oggi, vado dove mi pare!”. A quel punto è stata spesso la voce del Sindaco, trasmessa dall’altoparlante tra le case di città, a riportarci alla realtà o la paletta alzata dei Carabinieri a fermare i più tenaci. 

    Il bisogno di libertà che ognuno di noi sperimenta, permette di sentirsi in potere nella propria vita, e richiede un’accettazione faticosa per essere frenato.

    Per questo, anche agli adulti serve una comunicazione chiara e rassicurante da parte di chi è sopra di loro, che imponga limiti ma delinei parallelamente anche una speranza di ripartenza.

    Respirare tra i ricordi cariCovid-19

    Ieri sono andata in studio a Carpi, ci sono rimasta alcune ore. Ho respirato a lungo tra i miei pensieri. Ho ripensato alle terapie fatte. Alle persone che vedo ancora tramite Skype e a chi ha rinunciato perché non ama la tecnologia o teme le distanze. Il famigerato smart working utilissimo in tanti settori, nel nostro lavoro permette di proseguire le sedute ma spesso toglie oltre ai riti dell’incontro, il contatto emotivo ed empatico così prezioso nella relazione terapeutica. Mancano i rituali, il suono alla porta, l’accomodarsi di alcuni in sala d’attesa per recuperare i pensieri, il ritrovarsi settimanale o mensile che sia, il darsi la mano salutandosi compiaciuti dello scambio avuto.

    Ho annaffiato le piante, le ho travolte di acqua, voglio arrivino sane alla ripresa e mi sono fermata sull’immagine del calendario che segnava il 10 Marzo 2020. Ho ripensato a come tutto in questo mese si sia fermato anche per noi psicoterapeuti, che viviamo come tutti le trasformazioni che accadono ma che abbiamo spesso fame, troppa fame, di dare significati a ciò che accade.

    Spesso è il senso di responsabilità che ci guida in questo, come le madri gravide che nel pancione portano con sé la cura del neonato ma anche il timore che gli possa accadere qualcosa. L’unica cosa certa, quasi per tutti, è che serviranno nove mesi.

    Per noi non saranno nove mesi (almeno credo e spero!!), ma in questo tempo, la cosa più proficua che si può fare, ovviamente,  se siamo in salute e sicurezza, è riuscire ad accettare, anche nel silenzio necessario, che dopo ogni morte esiste una rinascita.

    La primavera, gli uccellini che cinguettano, l’aria che si è pulita, gli animali che tornano a popolare i paesi, ci indicano che la vita riparte, ci chiedono una riflessione. La Terra respira e ci insegna a farlo. Da un lato il mondo soffoca, dall’altro la natura riparte.

    Respirando, verranno pensieri su cosa buttare delle proprie vite che ormai era ingiusto o doloroso tenere, e questo sarà per molti il proprio incontro con la morte. Ogni emozione sarà l’emozione giusta, ma sarà importante farla emergere, concedersela in profondità, senza averne paura. Solo a quel punto ci sarà lo spazio per quello che verrà. E ciascuno avrà fatto la propria “gestazione” del nuovo.

    Se il Covid-19 ci toglie il respiro, serve solo respirare, per dirsi che si è vivi.

     

     

     

     

     

     

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    Valentina Calanca

    Valentina Calanca

    Psicologa Psicoterapeuta Valentina Calanca, opera a Carpi ( MO )

    3Commenti

    • Roberta Vincenzi ha detto:

      Ciao Valentina condivido in pieno ciò che hai scritto e ringrazio Dio per la fortuna che ho di abitare in campagna, soprattutto per i miei figli.
      Proprio a loro va il mio pensiero…. da bambini l’esperienza del terremoto, da adolescenti la pandemia. ..
      Speriamo di poterci raccontare presto di questa esperienza senza che abbia lasciato lutti nel suo cammino e di rivederci a scuola a cercare soluzioni ai tanti problemi che in questo momento sembrano sciocchezze…un saluto ,un abbraccio e un augurio di una serena Pasqua.
      Roberta

      • Valentina Calanca ha detto:

        Ciao Roberta, sapremo ripartire, non erano sciocchezze neanche quelle di prima ma di certo la nostra scala valoriale interna cambierà.
        Un forte abbraccio, Buona Pasqua a te e famiglia e un bacione alle maestre tutte di Mirandola

    • Maria Dina De Vizia ha detto:

      Lettura molto interessante e piacevole. Induce a varie riflessioni su cosa ci aspetta e come penserò di affrontare il dopo covid. Grazie

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