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    Pandemia e adolescenti: il dolore dentro

    4 settimane ago · · 0 comments

    Pandemia e adolescenti: il dolore dentro

    Oggi volevo portarvi con me in un viaggio tortuoso tra pandemia e adolescenti.

    Partiremo dal centro del dolore di un cuore in crescita per comprendere cosa succede, cosa pensano, come si sentono per risalire su fino alle soluzioni possibili.

    Basteranno pochi minuti: ne uscirete cambiati.

    Ciao, sono nella mia stanza da mesi, mi chiamo Tommaso, domani avrò 16 anni ma vorrei dimenticarmi di questo compleanno. Mi manca il respiro, i miei amici sono lontani e in tavola troverò la solita torta che mangio da anni. Questa volta sarò costretto a guardarla, avrà il gusto amaro delle mie giornate, perché mi sento come un puntino nell’universo, disperso come un buco nero, con una grande voglia di essere annientato per sempre.

    Non me li aspettavo così i miei 16 anni. Volevo gli amici. Volevo la libertà e sono arrabbiato. Così arrabbiato da non uscire, che senso ha tutto ciò? Ce l’ho con la vita, con mio padre, con i prof, con tutti coloro che mi hanno rubato il mio tempo.

    A volte penso che sarebbe meglio non essere qui, a vivere tutto questo dolore.

    Chi me li restituirà i miei 16 anni?

    Diventerò grande, dovrò fare scelte e il tempo degli errori concessi sarà superato.

    E io, li avrò persi per sempre. 

    Pandemia e adolescenti: osservatorio di una psicoterapeuta.

    Spesso mi sento una persona privilegiata, ho scelto un lavoro complesso ma meraviglioso che ogni giorno mi fa vivere l’essenza dell’incontro con l’altro: chi ha il coraggio di varcare la porta della terapia senza il retaggio di pregiudizi paralizzanti, si accorgerà ben presto che quello spazio neutro, quel giardino segreto, sarà lo spazio dove qualunque domanda mai fatta, qualunque dolore celato finalmente potranno essere raccontati ed accolti.

    I pazienti ci portano le domande alle quali i loro genitori fuggivano o si arrabbiavano, spesso perché loro stessi erano stati rimproverati e negati.

    Ripercorrendo questo anno, come non mai ho notato come la complessità del vivere quotidiano sia diventata allarmante.

    Ogni dolore è sottolineato e accentuato dalle restrizioni del Covid, e tante scelte adulte sono state mistificate dalla nebbia che l’incertezza del futuro ci ha messo davanti.

    La coppia è stata messa a contatto con se stessa, i single si sono ritrovati nella loro solitudine, molti sono stati messi in attesa di ristori, irraggiungibili come rifugi su ghiacciai perenni e ciascuno, con la propria storia di vita, ha sentito come un tornado la perdita del senso di libertà di poter pianificare la propria esistenza.

    Questo tra l’altro senza una scadenza.

    Gli adulti però in un qualche modo conoscono la dimensione del sacrificio e della rinuncia, e se anche ciò non arresta le angosce sulla propria vita, permette di condividerle o cercarne soluzioni.

    Chi è disarmato invece sono coloro che queste esperienze ancora non le hanno stratificate, parlo degli adolescenti, persone intelligenti, stupendamente profonde e insicure che di colpo si trovano davanti alla frustrazione di tutto ciò che la loro stessa età rendeva produttiva: la speranza. 

    Le vittime dimenticate di questa pandemia? Gli adolescenti.

    Riportato dall’Ausl e da una visione diretta, i 12-18 anni emergono come la categoria più a rischio.

    Come adulto, oltre che professionista, mi sento il dovere di segnalare questa situazione.

    Rispetto alla loro situazione sento solo pronunciare le parole “DIDATTICA A DISTANZA”, meglio acronimato con il famigerato “dimenticati a distanza”, la scuola sì, la scuola no, senza poi parlare delle situazioni dei genitori costretti ai doppi turni.

    Nessuno si è chiesto però davvero cosa significhi tutto questo a livello emotivo per un ragazzino o una ragazzina in crescita.

    In una fase di normale di sano distacco dalla famiglia d’origine, la privazione della socialità impedisce alla personalità di strutturare un senso di sicurezza personale.

    Il tempo delle scuole superiori, oltre agli apprendimenti è l’occasione per completare la propria identità ad di fuori delle mura domestiche tramite i rimandi degli amici. Ci si misura nel confronto, spesso mediato dall’adulto tra il senso di giusto e sbagliato e si sopportano delusioni amorose taglia S ma di angoscia XL che permettono di accettare il crollo definitivo dell’onnipotenza. Si progetta, si evade la regola, si fanno tentativi di autonomia a volte anche molto rischiosi, ma ciò permette di trovare i propri confini emotivi e caratteriali.

    Pandemia e adolescenti: la mia identità non esiste.

    Ciò che il Covid sta importando, a livello virologico è un blocco dello sviluppo identitario regolare per queste fasce d’età. Certamente, esistono mille APP che permettono di comunicare, giochi elettronici da vivere a distanza (come se ai due estremi di paesi opposti si stringessero i manici del Calcio Balilla), ma ciò che la comunicazione diretta regala è impedito.

    Le ragazzine hanno bisogno di truccarsi insieme, di sperimentare la loro femminilità nascente, di uscire in gruppo ed imparare a relazionarsi, di limitarsi e rassicurarsi con il confronto altrui. I maschi pure, i loro corpi son dimenticati ora, il sano senso di forza e competizione, lo sviluppo di un pensiero indipendente, di gusti propri e soggettivi che caratterizzeranno personalità.

    Sappiamo bene quanto le esperienze dirette influenzino l’essere.

    Invece eccoli lì, coloro che resistono: seduti davanti a pc, con classroom che impera e la voglia di vivere che si spegne.

    Consigli per genitori e professori.

    Molti ragazzi stanno manifestando sintomi depressivi, disregolazione del ritmo sonno-veglia, disturbi alimentari, attacchi di panico o d’ansia. Il sintomo è la modalità scelta dal corpo per sopravvivere alla situazione stressogena.

    Se vi interessa approfondire questa settimana è uscito un editoriale su “L’espresso” dal titolo “Arrivederci ragazzi”https://espresso.repubblica.it/attualita/2021/03/19/news/arrivederci_ragazzi_l_espresso_in_edicola_e_online_domenica_21_marzo-292923038/

    Ovviamente come voi, non vedo l’uscita immediata da questa situazione, ma in un’età delicata come quella di cui stiamo parlando, qualsiasi sintomatologia funziona come richiesta di aiuto, e va immediatamente ascoltata. Gli adolescenti non chiedono aiuto con le parole, soprattutto ai genitori, sarebbe anacronistico con il loro bisogno di crescere, pertanto serve la sensibilità degli adulti di cogliere i cambiamenti nei propri figli o nei propri alunni ed interrogarsi.

    • Gli insegnanti hanno un ruolo privilegiato. Ascolto tanti ragazzini oberati dalla DAD e dalla rincorsa al programma, dalle ore al PC, e solo qualcuno mi riporta felice la colazione fatta insieme al prof. o la domanda diretta fatta loro di come stanno vivendo. Faccio una provocazione attiva alla categoria: Come posso spiegare “Il sabato del villaggio” di Leopardi, che parla della speranza se la speranza in loro oggi si è spenta? Avreste il potere di restituirgliela, siamo adulti e di battaglie vinte e perse ne abbiamo alle spalle, sintonizzarsi con le loro paure mentre si fa didattica potrebbe essere costruttivo ed edificante.
    • Come essere d’aiuto? L’unico modo veramente efficace è quello di riconnettersi al loro sentire e recuperare la capacità di essergli veramente vicini ed intimi. So quanto possa essere difficile a questa età, ma se state leggendo siete già in cerca di un modo per avvicinarvi a vostro figlio/a e questo vi aiuterà. A volte si possono spronare a fare cose insieme distraenti ma più di tutto occorre coltivare la loro speranza rispetto alla fine di questo periodo. Aiutateli a pensare ad un dopo, a cosa vorranno regalarsi per celebrare la fine di questo sacrifico. Un immaginifico viaggio d’iniziazione, una vacanza con gli amici.
    • Comprendete che hanno bisogno di sgarrare e vedere qualcuno della loro età…Come? A voi la scelta!
    • Consultate uno specialista se vi sentite impotenti, come dice Freud questo è il sentimento più doloroso per l’essere umano.

     

    In questo articolo personaggi, luoghi ed eventi sono prodotto della creatività dell’autore e ogni rassomiglianza con persone reali è puramente casuale.

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    Valentina Calanca

    Valentina Calanca

    Psicologa Psicoterapeuta Valentina Calanca, opera a Carpi ( MO )

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