Accetto Termini condizioni e Privacy

    Richiedi una consulenza

    Chiama ore ufficio:
    +39 366 3566814‬

    Scrivi un email:
    valentina.calanca@hotmail.it

    +39 366 3566814

    3 anni ago · · 7 comments

    Cenerentola soffriva di dipendenza affettiva

    L’ortopedico disse a Cenerentola che correndo a casa quella notte, oltre a perdere la scarpetta di cristallo inciampando sulle scale, si era distorta una caviglia, ma la rassicurò che la fasciatura stretta e protettiva che le aveva applicato e qualche giorno di riposo le avrebbero permesso di tornare al più presto alle sue attività . 

    Cenerentola guardò WhatsApp: solo la sua amica Biancaneve le aveva scritto, stanca di barcamenarsi tra nani brontoloni. Il Principe, da venerdì, non si faceva sentire e i giorni di attesa accendevano sempre più il suo amore.

    Ogni giorno mi misuro con storie d’amore e coppie tormentate. Con crisi che, nonostante il carattere evolutivo, comportano comunque grandi sofferenze personali e relazionali. E mi chiedo come mai i narratori di fiabe che hanno cresciuto le generazioni del dopoguerra non abbiano mai voluto mettere in discussione l’impermanenza della relazione, la non reciprocità. Perché chiudere sempre con “quel vissero felici e contenti”, che ha standardizzato la ricerca della felicità in traguardo monolitico piuttosto che in un’evoluzione perenne così come la vita stessa ci insegna essere. 

    Solo qualche acuto Prete, come nel celebre film “Casomai” di Alessandro D’Alatri, ha saputo sovvertire la facilità della conquista del sigillo del matrimonio, insinuando negli sposi il dubbio degli inciampi del percorso. 

    Cito il libro di Chiara Moscardelli, “Volevo essere una vedova”, pubblicato da Einaudi, proprio perché, in modo verosimile narra come lo sconvolgimento del lieto fine abbia attanagliato la vita della protagonista. 

    E proprio su questo aspetto, che la scrittrice in modo semplice e ironico mette in luce, come molte donne ma anche molti uomini, si trovino ingabbiati nella rincorsa dell’anima gemella, rischiando di scotomizzare (in psicologia ciò significa eliminare inconsciamente dalla percezione reale) la vera scelta di coppia, che è la scelta di un partner più che l’idea di una conquista a tempo indeterminato. 

    La Moscardelli ci dice: “Siamo noi il nostro lieto fine, il nostro ballo di Cenerentola. Il vissero sempre felici e contenti esiste, solo non è quello che ci hanno raccontato”. 

    Un “lieto fine” che tuttavia può essere minacciato dall’imprudenza di certe scelte di coppia, dietro cui si celano i meccanismi della Dipendenza Affettiva. 

    La dipendenza affettiva, è una forma patologica d’amore (love addiction) nella quale l’individuo, solitamente la donna, dedica completamente tutto il suo corpo e tutta la sua mente all’altro. 

    Il partner scelto si trasforma in una “droga” alla quale la dipendente deve continuamente attingere per riempire un vuoto affettivo presente fin dall’infanzia.

    L’oggetto della dipendenza non è più una sostanza, ma una relazione, senza la quale ci si sente persi, inutili, e senza senso. 

    Il bisogno d’amore è insaziabile e trascina la persona in un circolo vizioso che la allontana da se stessa. 

    La persona dipendente vuole essere amata a ogni costo, senza sapere cosa significhi amare se stessi, e vive nella paura di perdere l’altro mettendosi nella condizione di accettare compromessi che spesso tradiscono la propria morale ed i propri valori. 

    Questi rapporti sono spesso caratterizzati dalla subordinazione di uno nei confronti dell’altro e il gioco a incastro tra i partner spesso unisce una persona terrorizzata dall’abbandono e pronta ad “amare per due” ed un partner anaffettivo che mette al centro sé e la realizzazione del proprio Io. 

    Questa modalità relazionale appare spesso in ogni contesto della persona, nelle amicizie, sul lavoro, sempre con il medesimo frattale: impiegare tutte le proprie energie per rendere felice l’altro, non per un amore puro e disinteressato, ma per meritare l’amore di cui non ci si sente degni e per evitare l’abbandono. 

    Indipendenza affettiva

    • Conoscere se stessi profondamente, dedicare tempo alla scoperta di sé e alla propria definizione, innamorandosi delle proprie caratteristiche 
    • Sviluppare un’autonomia emotiva
    • Chiedere aiuto e riflettere sulla propria storia di vita e sull’incidenza di questa nelle scelte affettive del presente
    • Assumersi la responsabilità della propria felicità e della propria vita 
    • Scegliere la vita di coppia solo se c’è reciprocità

    “ Mi dispiace questa cosa non fa per me… stasera starei meglio a casa.

    Vai tu se vuoi”

    E’ sempre complesso riconoscere una coppia sana ed una coppia affetta da questa patologia della relazione. Certamente un amore sano contempla una dose di cura sia verso l’altro che verso se stessi. 

    Fiducia nell’affidarsi, nel potersi mostrare nelle proprie caratteristiche, sicurezza del legame ma anche rispetto di sé e dell’altro… e qualora dovessero emergere differenze inconciliabili e troppo faticose da far convivere, concedersi di ripartire, per il proprio bene e per il bene dell’altro. 

    Ps.

    Dimenticavo: il Principe poi non la richiamò Cenerentola. 

    Ma da quel giorno lei non si fece più distorsioni ad inseguire mantelli azzurri in fuga. 

     

     

    Bibliografia:

    Dire basta alla dipendenza affettiva, Marie-Chantal Deetjens

    La principessa che aveva fame d’amore, Maria Chiara Gritti

    Tags: , , , , , , , , , , Categories: blog

    Valentina Calanca

    Valentina Calanca

    Psicologa Psicoterapeuta Valentina Calanca, opera a Carpi ( MO )

    7Commenti

    Lascia un commento

    Condividi: