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    La demenza e la perdita di memoria

    3 anni ago · · 0 comments

    La demenza e la perdita di memoria

    LA DEMENZA E LA MEMORIA IN BIANCO E NERO

    Era una casa del 900, situata in aperta campagna, tra campi coltivati e strade ghiaiate un glicine fiorito si arrampicava fino a coprire le finestre, e un olmo stazionava nel terreno con le sue foglie regolari

    Era caldo, la luce accecava e il silenzio e il calore di quella giornata afosa inondavano gli occhi di Henry.

    LA DEMENZA E LA PERDITA DI MEMORIA

    Joe, gli prese la mano ed entusiasta sospinse la porta d’ingresso tirandolo dentro quella che sarebbe diventata la loro vita d’amore.

    Eh si, inspiegabilmente, la sua mano lo aveva condotto alla vita e anche nelle fasi più dure, le esili dita di Joe, gli avrebbero inesorabilmente segnato la strada.

    Di quella giornata, ricordava solamente un fascio di luce che inondava un pavimento a scacchi bianco e nero, di marmo irregolare e le gambe di sua moglie che si misero a danzare nelle stesse décolleté marroni, che vide per anni, sospinte da una melodia che solo il tempo gli insegnò a sentire.

    Su quegli scacchi si erano giocate partite di vita, avevano gattonato i figli, erano entrati estranei, si era litigato, si erano alternati momenti belli e brutti, pianti ed entusiasmi, e in quel bianco e nero, trascorsero giorni e notti, fino a condurli al tramonto del loro tempo, segnati sul volto dai solchi delle cose vissute.

    Nell’invecchiamento solo gli occhi mantenevano intatto quel patto di fiducia stilato sessant’anni prima.

    Poi arrivò lei, la malattia e gliela portò via.

    Joe piangeva, non riusciva a uscire dalla mattonella bianca, quel nero gli pareva un girone infernale pronto a risucchiarla.

    La paura la ingoiava, non esistevano più gli scacchi, né il marito

    Non c’era più alcun ricordo che la aveva condotta lì. Quell’uomo che la chiamava, “Joe sono io Henry”, era solo un estraneo che non riconosceva e che la trascinava nella sua paura, una voce fuori campo senza più colore.

    Un rivolo di pipì scese dalle sue gambe bagnandole i piedi e facendola tremare.

    In quel lago di urina, negli anni a venire nacque la nuova Joe.

    Come Joe con Henry, in questo racconto di poche righe ho voluto prendervi per mano e farvi fare un salto al centro della demenza.

    Come un tuffo al centro della terra, mi sono permessa di partire dalla fine, illustrandovi uno stadio così avanzato della malattia dove prevale per Joe un completo disorientamento spazio- temporale.

    Lei non sa più chi è, non riconosce le cose a lei familiari, gli ambienti di una vita e l’amato marito. Immaginate lo sgomento di sentivi così abbandonati e lo sconforto dei familiari che di colpo si trovano privi di apparenza e molto soli.

    Serve delicatezza e pazienza per capire il vissuto di chi si ritrova di colpo un pò bambino, dimentico di tante capacità acquisite nel corso di una vita e spaventato per quei  frammenti di lucidità che, come fotogrammi tornano e riportano alla realtà, per poi sparire di nuovo.

    La luce diventa intermittente e se qualcuno non li tiene per mano, consapevole dell’angoscia che provano, aumenteranno agitazione e inquietudine.

    Come se ci abbandonassero privi d’identità nel cuore del deserto.

    Parallelamente anche i familiari hanno bisogno di essere aiutati a comprendere quello che avviene, che la degenerazione e i cambiamenti di comportamento poco hanno a che fare con loro.

    Pian piano dovranno accettare di perdere l’identità della persona vicina, ritrovandosi a casa in molti momenti solo con il corpo dell’altro, che ha mantenuto la sua forma inalterata ma che non è più pienamente presente.

    E’ una fase di lutto complessa, nella quale occorre preservarsi, tutelare le proprie aree vitali e non sostituirsi in tutto al malato, strategie di presa in carico ma anche di negazione di una perdita inaccettabile.

    A questa si mescola anche il dovere dell’accudimento che spesso porta a frustrazione e sovraccarico emotivo.

    Con ordine cercherò di spiegare le principali caratteristiche di questo quadro clinico per poterlo riconoscere e agire preventivamente.

    NORMALE PROCESSO DI SENESCENZA O DEMENZA?

    Spesso è facile confondere la classica perdita di memoria che si attribuisce all’invecchiamento, con la demenza.

    Occorre sapere che una percentuale minima di anziani soffre di disturbi della memoria e che il cervello tenuto in allenamento, l’attività fisica, e la gioia di vivere possono portare solo a un rallentamento, quasi impercettibile di questa capacità, che non comporta la scomparsa di pezzi di realtà.

    La demenza rappresenta invece un quadro molto più complesso, come vi mostrava Joe, dal centro della sua mattonella.

    Con il termine DEMENZA si indica una malattia del cervello che comporta la compromissione:

    • delle funzioni cognitive, memoria, ragionamento, linguaggio, capacità di orientarsi e di svolgere compiti motori complessi, tale da pregiudicare la possibilità di una vita autonoma
    • della personalità e del comportamento, tra i quali possono esserci sintomi psichici ansia, depressione, ideazione delirante, allucinazioni, irritabilità o vera aggressività, insonnia, apatia, tendenza a comportamenti ripetitivi , cambiamenti delle abitudini alimentari e sessuali
    • delle funzioni strumentali quali gestire le finanze, la casa, utilizzare  mezzi di trasporto e comunicazione
    • delle attività quotidiane di base come igiene, abbigliamento, bagno e mobilità, continenza

    La demenza ha una durata variabile, generalmente si tratta di dieci-dodici anni.

    I sintomi possono peggiorare in modo graduale o con brusche cadute alternate a fasi di stabilità

    DIVERSE FORME DI DEMENZA: COME RICONOSCERE I SINTOMI?

    La demenza è una sindrome, ossia un insieme di sintomi molto differenti, che possono variare per gravità da una forma lieve fino a una severa.

    Le cause principali sono:

    La Malattia di Alzheimer  in circa il 50% dei casi: l’anziano in una questa forma iniziale può manifestare modificazioni del carattere, disinteresse, depressione, comportamenti ripetitivi. Può divenire sospettoso verso le altre persone, accusarle di furti.

    Spesso il primo sintomo è un disturbo della memoria, ad esempio una lieve incapacità di ricordare avvenimenti o fatti recenti, che progredisce gradualmente con altri deficit della personalità e delle funzioni cognitive.

    La memoria delle nuove informazioni è compromessa, quella remota a volte mantenuta.

    Il pensiero astratto risulta impoverito, la capacità di fare ragionamenti diminuisce, come   il giudizio.

    Altrettanto importanti sono i cambiamenti della personalità, spesso soprattutto negli anziani compare apatia, che porta a una perdita d’interesse per l’ambiente e a una chiusura in se  stessi.

    I comportamenti “giovanili” a volte sono esasperati, ad esempio l’aggressività, gli aspetti ossessivi, la sospettosità possono aumentare oppure vi è un mutamento della personalità che vede soggetti misurati diventare impulsivi e irritabili.

    Spesso può esserci un impoverimento del linguaggio, una difficoltà a denominare gli oggetti o il ricorso a frasi stereotipate.

    Solitamente è un familiare ad accorgersi che qualcosa sta cambiando.

    Anche i disturbi del sonno rivestono una grande importanza, il paziente di notte gira per la casa e crede sia ora di pranzare o fare una passeggiata.

    Demenza vascolare ischemica, processo di arteriosclerosi causato da lesioni cerebrali multiple, nel 10% dei casi. L’esordio può essere progressivamente improvviso, preceduti da numerosi infarti.

    Malattia di Pick (porta ad alterazioni preponderanti del comportamento), malattia dei corpi di Lewy (induce alterazioni del movimento, allucinazioni ed episodi confusionali) e le demenze fronto-temporali insieme altre condizioni meno note portano al un altro 15% di casi.

    Altre forme degenerative delle funzioni cognitive invece vengono scambiate per demenza ma sono suscettibili di guarigione se diagnosticate in tempo.

    FATTORI DI RISCHIO

    La prevalenza della malattia  di demenza aumenta con l’età, che costituisce il fattore di rischio più consistente, soprattutto tra i 75 e gli 85 anni.

    QUANDO ALLARMARSI?

    • La persona ha difficoltà ad apprendere e ricordare nuove informazioni, è più ripetitiva e ha problemi a ricordare appuntamenti, eventi. 
    • Perde di frequenti oggetti: dove sono le chiavi di casa?
    • Fatica con i compiti complessi: come effettuare attività che richiedono più fasi in sequenza (fare la spesa, cucinare, riordinare)
    • Orientamento spaziale e temporale (si perde e fatica a trovare la via di casa, non ricorda in che giorno e mese siamo)
    • Linguaggio (dimentica le parole per esprimersi, dice frasi tipo “la cosa, il coso”). 
    • Comportamento: appare più passivo, più irritabile, sospettoso 

    Fondamentale è affidarsi al medico di base ed al geriatra, che faranno diagnosi differenziale tramite esami neurologici e tecniche di esplorazione cerebrale.

    Tramite l’ascolto attento dei familiari, custodi della memoria, mi sono resa conto che i gusti antichi, l’amore per i fiori, per la musica, le preferenze segrete che hanno caratterizzato le storie di vita di ogni persona restano comunque in vita, come tracce, che se anche decolorate e assopite, collegano lo scorrere lento dei giorni e riparano fili sottili di legame.

    Voglio immaginare e credere che sotto sotto, i sentimenti importanti, la memoria non li porti via.

    Questo racconto è un’opera di pura fantasia. Tutti i personaggi, luoghi, eventi e fatti narrati sono frutto della immaginazione dell’autore. Ogni riferimento a eventi o persone è puramente casuale.

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    Valentina Calanca

    Valentina Calanca

    Psicologa Psicoterapeuta Valentina Calanca, opera a Carpi ( MO )

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