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    6 mesi ago · · 1 comment

    Danni da pandemia e ripercussioni psicologiche 

    Covid-19

    Come capire rabbia, panico e incertezza che attanagliano la nostra vita da mesi ed imparare a gestirli

    Cosa sta accadendo in questi giorni di recrudescenza del Covid-19, di semi-lockdown, di DPCM sparati a intermittenza da un Presidente Conte sempre più irrigidito? I danni da pandemia sono in parte molto evidenti e in altri sottili ma non per questo meno profondi e si chiamano: rabbia, panico e incertezza.

    Attanagliano la nostra vita da mesi ma bisogna imparare a gestirli. 

    L’elaborazione della Pandemia è un processo di adattamento normale che tutti stavano accettando nei mesi primaverili. Ora sembra diventata più complessa.

    Perché?

    Il nostro cervello non è programmato per le interruzioni o per i messaggi contraddittori “siamo in pericolo -non siamo in pericolo- siamo in pericolo”, perciò oggi il caos informativo ne fa pagare le conseguenze.

    Danni da pandemia: come si generano

    Facciamo insieme un passo indietro.

    Siamo ad Aprile 2020, tutto è congelato e stare in casa ci mette in una situazione di apparente calma e sicurezza.

    Il supermercato è il pericolo più estremo, oltre che per il lievito sempre esaurito per il virus invisibile che si aggira tra le corsie pronto a morderci se lasciamo scoperto qualche brandello di pelle. Le news trasmettono bollettini di morte nelle terapie intensive e la famiglia diventa il luogo sicuro dove ripararsi dal mondo esterno.

    Nel frattempo a livello cerebrale sta accadendo qualcosa di molto più ampio, si incomincia ad elaborare la presenza reale di un cambiamento.

    Il cambiamento, può essere paragonabile ad un processo di lutto (Elisabeth Kubler-Ross) poiché una realtà di vita considerata abituale diventa di colpo inaccessibile.

    Nel caso del Covid-19 inoltre siam stati avvicinati, sfiorati ed avvolti dal tema della morte, un tema da sempre di difficile comprensione per il nostro inconscio.

    Credo che in quei mesi lontani ma non troppo, la maggior parte delle persone stesse realizzando quanto accadeva e i comportamenti lo dimostravano, si guardava in alto al genitore Sovrano e si accettava più o meno di buon grado ciò che veniva comunicato.

    Se ci viene comunicata una diagnosi con coerenza e veniamo accompagnati a comprenderla, la mente umana dopo la negazione iniziale, la rabbia, e la depressione passa poi all’accettazione, integrando la nuova notizia dentro alla propria vita.

    Ma qui qualcosa è andato storto: l’estate .

    Aperitivi in spiaggia, lettini affollati in Riviera, tavolate festose e come in un quadro impressionista colazioni sull’erba, ingannano di un falso ritorno alla normalità interrompendo l’elaborazione del cambiamento e riagganciando ad una normalità più simile al passato che al futuro. Bar, ristoranti, feste private, scuole chiuse ma d’estate sono sempre chiuse, fanno pensare ad un pericolo ormai da accantonare.

    Il Governo chiude un occhio sulle previsioni non propriamente rassicuranti dei massimi esperti di Big Data e modelli predittivi come Davide Tosi, che silenziosamente proseguono l’elaborazione iniziata ad aprile .

    Ed eccoci qui oggi. Il presidente Conte prima in sordina poi con impacciata autorevolezza ci riporta al tema del pericolo, per i mesi caldi illusoriamente scampato.

    Ma il cervello non funziona come prevede il Governo. Abbiamo spiegato che le contraddizioni creano il caos a livello emotivo ed ora è visibile anche a livello sociale .

    La maggior parte delle persone spaesate, guardano in alto ma non sanno decifrare la risposta del genitore di turno. “Siamo in pericolo? Il pericolo è passato?”, ciascuno confusamente torna al proprio processo di elaborazione, ma ciò che oggi appare più visibile è il blocco a due reazione di accettazione fondamentali :

    Danni da pandemia: LA RABBIA.

    La cui domanda principale è: “Perché a me??”

    Perché io ristoratore devo pagare e qualcun altro no?, domande accompagnate da reazioni di sfiducia proiettate in ogni direzione: tutti diventano incapaci e inefficienti (i virologi, i politici, i medici di base). In seguito ad una perdita, sono anche il corpo e la mente a reagire. L’ansia stimola il rilascio di ormoni dello stress, si riattiva la chimica del dolore: diminuiscono gli oppiacei e si innalza il livello di acetilcolina ( neurotrasmettitore che agisce su SNC e SNP) che provoca stati di rabbia e aggressività.

    Le piazze piene di persone in cerca di risposte ne sono la conferma. Ciascuno di loro è lì per capire dove collocarsi, e dove collocare la propria attività e quella rabbia, se non diventa estrema, serve come motore per mettersi in sicurezza.

    Danni da pandemia: LA DEPRESSIONE.

    Altri, rimasti ancorati ai dati epidemiologici più che ai movimenti superficiali esterni, sono più consapevoli che la realtà intorno sta cambiando in modo irreversibile, che ci sono aspetti della propria vita, della propria attività lavorativa che non torneranno allo stesso funzionamento. Come clinica osservo processi depressivi, di chi sta realizzando che senza una cornice di riferimento è più complesso collocarsi.

    Danni da pandemia: L’INCERTEZZA DELL’INCOERENZA.

    I bambini hanno bisogno di coerenza: guardando dal basso i volti dei genitori ne scrutano increduli l’espressione alla ricerca di tracce di verità e nel momento in cui quel sorriso che sperano di veder spuntare si fonde in una mimica inespressiva e seriosa, gli diventa subito chiaro ciò che accadrà.

    Lo possiamo chiamare schock? Ovviamente dipende.

    Anche rinunciare ad un trattorino giocattolo a tre anni può essere molto impattante quando credi che tutto sia accessibile a te e nato per entrare nelle tue enormi tasche birichine.

    Anche gli adulti hanno bisogno di coerenza: sappiamo quanto i rapporti siano fondamentali, anche per tutti coloro che dall’estrema delusione provata decidono di rinunciarvi.

    Dal microcosmo familiare al macrocosmo sociale, ognuno di noi si sente rassicurato da messaggi che veicolano una coerenza.

    Senza scomodare Paul Watzlawick, Gregory Bateson fautori delle più accreditate teorie sulla comunicazione umana, ci viene facile capire che se qualcuno ci comunica una terribile notizia ridendo, salvo sia preda di una reazione delirante, si potrebbe trattare di uno scherzo, così il contrario, se in modo glaciale ci dicono una sciocchezza quale la fine della Nutella sul ripiano della cucina, ciò che viene registrato profondamente è la freddezza di chi ci parla.

    Scatterebbero in noi mille domande su quali colpe potremmo avere, su come mai l’altro sia così arrabbiato e su quanto un cucchiaio di Nutella ci abbia messo nei guai.

    Spesso non è il contenuto a terrorizzarci, è la forma a paralizzarci.

    Come risolvere? L’ ACCETTAZIONE.

    Il punto di arrivo è l’accettazione di questa condizione precaria e l’abilità di imparare a ballare sulle punte senza una certezza piena di ciò che può accadere.

    Ciascuno superata l’ansia, data dall’ignoto che ci sovrasta, potrebbe prendere questa occasione come momento per rivalutare il proprio futuro, questo ripiegamento su di sé obbligato e indotto dall’idea che l’altro è colui che fa paura, se accolto può mettere a contatto con il proprio sé profondo e con la scelta delle cose essenziali che si vorranno riprendere quando qualcuno ci permetterà di tornale liberi.

    Il dolore è più dolor, se tace

    Giovanni Pascoli 

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    Valentina Calanca

    Valentina Calanca

    Psicologa Psicoterapeuta Valentina Calanca, opera a Carpi ( MO )

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