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    Ansia e paura ai tempi del Corona Virus

    3 anni ago · · 0 comments

    Ansia e paura ai tempi del Corona Virus

    Ansia e paura ai tempi del Corona Virus, tramite il diario di un medico in corsia

    Il tempo del Corona Virus ha inizio in Italia all’incirca il 21 Febbraio 2020 , quando di colpo, bussa prepotentemente alle porte e stravolge le nostre vite, potando con sé un tempo sospeso per sè e per i propri familiari. Proviamo a capire insieme come affrontare questa nuova situazione.

    Ansia e paura ai tempi del Corona virus

    Ciao… Mi chiamo Celeste e ho quattro anni e mezzo.

    La mia mamma è una dottoressa e domani inizierà il suo primo giorno in un nuovo reparto.

    Lavora in un grande ospedale e stasera urlava di emozione.

    Non ho capito bene cosa dicesse al papà. Io sono felice perché non vado all’asilo.

    Le ho fatto questo disegno, perché tutti mi dicono che “andrà tutto bene” e io sorrido con i miei colori in mano .

    Mi sono impegnata tanto a fare questo arcobaleno.

    Speriamo le piaccia e che curi i suoi malati.

    Mentre il mondo si appresta a dichiarare “Pandemia”, e ansia e paura dilagano, hashtag Instagram inneggiano a un forzato e ancora irresponsabile #iorestoacasa, al di là della cornetta l’amica di una vita, nata con il camice addosso, mi urla la sua promozione nel reparto del Covid-19.

    La sua voce oscilla tra lo stupito e l’entusiasta.
    La mia, freudiana o piuttosto annichilita, resta in silenzio.
    “I reparti sono pieni, serve aiuto in quell’inferno. Parto. Parte la missione Corona Virus!!!”.

    Silenzio.

    “Avrò lo scafandro, sarò iperprotetta”. Come se leggesse nei pensieri il mio spavento.

    Lei è sempre stata la parte più razionale di me. Io quella emotiva. Non poteva che finire così, a una la psiche all’altra il corpo.
    Mi convinco dell’ inarrestabilità della sua determinazione.
    La stessa che l’ha resa così brava e forte in ciò che fa. L’ascolto.

    “L’ospedale tanto è contagiato, meglio vedere il nemico che sentirlo alle spalle”.
    Mi avevano mostrato il Virus da ogni prospettiva: occorreva guardarne i numeri, bisognava stare in casa, attuare lo smart working, contenere i danni per l’economia.
    Mai, avrei pensato di poter essere nel silenzio della mia casa, colei che accoglieva il suo sentire. Il sentire di coloro che stanno in prima linea. L’ansia e paura del Corona Virus stavano diventando viscerali.
    Mi esce un “Brava”. Lo sento da dentro. Verso tutti coloro che ci sanno essere.
    Al TG vedevo portantini di brioches o pizze che con le loro donazioni rallegravano i medici stanchi. Mi ero chiesta cosa avrei potuto donare.
    La voce al telefono mi richiama al presente:
    “Ci pensi? Quando sarò un medico in pensione, visto che questa Pandemia entrerà nella storia, potrò dire: io c’ero e avrò lavorato in prima linea”.
    In questa lotta tra ospite e parassita, in questo tempo di sospensione, dove non farsi vettori è l’imperativo, mi sono sentita in seconda linea.

    Ho avuto bisogno di scrivere, di scrivere per lei, anzi di lei, o forse, di noi.

    Ansia e paura del Corona Virus differenze e strategie

    Si è sempre detto che è la neutralità della vita dello psicologo che lo rende capace di immergersi e capire la vita del suo paziente.
    In questo momento l’emergenza condivisa ci porta a sentire questo tempo di sospensione per alcuni e di paura per altri, come un tempo che scardina le certezze quotidiane e incardina a pensieri e riflessioni su ciò che sarà.
    Provo a spiegare cosa sta succedendo a livello neurobiologico.

    La perdita delle certezze, come spesso la necessità di cambiare le proprie abitudini portano all’uscita dalla cosiddetta zona di comfort, nella quale ciascuno bene o male ha imparato a barcamenarsi.
    E’ il cambiamento che attiva la ricerca di risorse più profonde dentro di noi, ed è normale, avere paura.

    Spesso si teme di non essere capaci di farcela invece è la paura stessa che ci salva la vita, portandoci a fuggire da situazioni dannose o potenzialmente letali.

    Freud ci aiuta in questa distinzione, lasciandoci innumerevoli scritti su ansia e paura anche se ancora non eravamo ai tempi del Corona Virus :

    • Paura
      • si attiva quando è presente un pericolo oggettivo
    • Ansia
      • si manifesta quando la minaccia è interna, cioè sono le nostre sensazioni ed i nostri sentimenti a provocarcela.

    L’ansia può essere definita come la coscienza di sensazioni corporee collegate alla paura.

    Alle emozioni segue spesso anche un’attivazione corporea mediata dal sistema nervoso e si generano sintomi somatici (tachicardia, confusione mentale, sintomi gastrointestinali) che tratterò con voi in un secondo momento.

    Come se qualcuno ci puntasse una pistola alla tempia, avremmo varie modalità di reagire.

    Di solito di fronte ad un pericolo si possono mettere in atto tre reazioni :

    • Attacco
      • picchio il rapinatore
    • Fuga
      • fuggo a gambe levate
    • Immobilizzazione
      • mi paralizzo

    Ansia e paura: funzioni e utilità

    L’ansia da un lato arriva per proteggerci e farci reagire ai pericoli, dall’altro però è la cartina tornasole di tutte le cose evitate che restano spesso inconsciamente nel nostro mondo interno a tormentarci.

    La vita quotidiana così indaffarata ha la capacità di distrarci incommensurabilmente da noi stessi.

    Molte persone confondono ansia e paura, ad esempio dicono, questa visita mi angoscia. In realtà, ciò che spaventa non è la visita in sé ma la paura di una diagnosi infausta, della malattia, della morte.

    L’ansia e la paura ai tempi del Corona Virus hanno a che fare con una minaccia invisibile, perciò ancora più spaventosa.

    Tramite i mass-media  stiamo cercando di capire quando il rischio ci circondi.

    Se la reazione fisiologica è una risposta a un pericolo, non sempre questo pericolo dev’essere reale.

    A volte le persone temono emozioni che in un passato anche remoto le hanno fatte soffrire, pur non avendone necessariamente memoria.

    Il mio suggerimento in questo prezioso tempo di obbligato ritiro in sé è di cercare di capire che cosa realmente ci spaventa delle nostre vite, magari risvegliato dal pericolo esterno, per ripartire, al ritorno alla normalità con nuove consapevolezze su di sé.

    Era chiaro no? Io temo per la mia amica dottoressa.

    Mi auguro sappia proteggersi. Perderei un pezzo del mio passato perdendo lei.

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    Valentina Calanca

    Valentina Calanca

    Psicologa Psicoterapeuta Valentina Calanca, opera a Carpi ( MO )

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